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lunedì 13 settembre 2010
giovedì 24 gennaio 2008
sconvolgimenti urbani
...sto preparando la mia tesi....mi dispiace non ho tempo di scrivere cose più interessanti di queste....
“Le città sono fonte di innovazione e di produttività. Industrie e servizi si sviluppano in città perché imprenditori e piccole imprese possono condividere mercati, infrastrutture, lavoro e informazioni. […] Le città promuovono la trasformazione della conoscenza, delle istituzioni e delle attività economiche. […] Per mantenere la promessa di migliori condizioni di vita, le città hanno bisogno di istituzioni più forti in grado di rendere più accessibili le risorse e di assicurare una più equilibrata distribuzione dei beni pubblici tra i diversi interessi”. (World Bank, 2002).
Questo importante potenziale economico che i grandi centri urbani rappresentano descritto in modo particolare dalla Banca Mondiale, rappresentano la città quindi sempre più come un oggetto di consumo, un qualcosa da vendere; la globalizzazione implica una competizione che attrae investitori e utilizzatori esterni, che nei paesi in via di sviluppo sono soprattutto esteri.
E quindi la città, le logiche urbane e urbanistiche vengono pensate sempre più per rendere il territorio più appetibile soprattutto dal punto di vista del consumo.
Il recupero e la riqualificazione dei centri storici in America Latina è un esempio emblematico di ciò che si sta dicendo; la salvaguardia di questi spazi è sempre più spesso affidata a privati, i governi locali infatti optano sempre di più questa scelta che portano ad una riqualificazione delle aree degradate e ad una crescita delle entrate che possa incrementare il bilancio.
Questi concetti riportati nel saggio “La città inclusiva di Marcello Balbo” rappresentano un aspetto fondamentale per lo studio degli spazi e dei luoghi all’interno di un contesto urbano. In molti casi, questi processi hanno portato alla trasformazione e al modo di vivere di molte zone della città; sconvolgendo spesso quelle che erano state fino a quel momento identità forti e centralità importanti della città stessa per molti dei suoi abitanti.
Città del Messico da questo punto di vista rappresenta un esempio emblematico nelle opere di riqualificazione dello Zocalo, (centro storico della città) da parte di Carlos Slim (il proprietario delle maggiori reti di telecomunicazioni dell’America Latina non che uno degli uomini più ricchi del mondo).
Questi interventi però spesso diventano mezzi per altri obiettivi che non sono proprio il recupero di un patrimonio che appartiene alla storia del luogo, alla sua cultura della città e di chi vi vive bensì quelli della competizione economica e dello spettacolo.
Quello che prima era quindi uno spazio che aveva radici ben più profonde, che possedeva una identità che rispecchiava in maniera molto più fedele le tradizioni del posto, rischia di diventare nient’altro che un defilé di vetrine di negozi, ristoranti e caffè distribuiti negli edifici e nelle corti delle strade della città.
Tutto ciò non riguarda solamente singoli interventi o singole aree delle città ma, nei paesi in via di sviluppo, il marketing urbano, è ormai divenuto obbligatorio, soprattutto nelle grandi città; un elemento forzato se nonsi vuole rimanere esclusi dai flussi finanziari e di investimento internazionale.
La città di Cancun nella regione del Quintana Roo, nella riviera caraibica del Golfo Messico per esempio, è nata negli anni 70, prima non era nientaltro che una isola di cui poche persone ne conoscevano l’esistenza. Cancun, nata come progetto urbanistico interamente pianificato è diventata oggi una vera e propria città quasi esclusivamente turistica, paragonabile più ad una Las Vegas che alle vicine città della regione.
Questo e molti altri esempi ci dimostrano come i processi di globalizzazione modificano il terriorio e rappresentano un fattore significativo sul cambiamento non solo dell’estetica e dei fatti urbani della città, ma vanno a modificare e ad avere forti ripercussioni in tutte quelle che sono le relazioni sociali di un contesto urbano.
“Le città sono fonte di innovazione e di produttività. Industrie e servizi si sviluppano in città perché imprenditori e piccole imprese possono condividere mercati, infrastrutture, lavoro e informazioni. […] Le città promuovono la trasformazione della conoscenza, delle istituzioni e delle attività economiche. […] Per mantenere la promessa di migliori condizioni di vita, le città hanno bisogno di istituzioni più forti in grado di rendere più accessibili le risorse e di assicurare una più equilibrata distribuzione dei beni pubblici tra i diversi interessi”. (World Bank, 2002).
Questo importante potenziale economico che i grandi centri urbani rappresentano descritto in modo particolare dalla Banca Mondiale, rappresentano la città quindi sempre più come un oggetto di consumo, un qualcosa da vendere; la globalizzazione implica una competizione che attrae investitori e utilizzatori esterni, che nei paesi in via di sviluppo sono soprattutto esteri.
E quindi la città, le logiche urbane e urbanistiche vengono pensate sempre più per rendere il territorio più appetibile soprattutto dal punto di vista del consumo.
Il recupero e la riqualificazione dei centri storici in America Latina è un esempio emblematico di ciò che si sta dicendo; la salvaguardia di questi spazi è sempre più spesso affidata a privati, i governi locali infatti optano sempre di più questa scelta che portano ad una riqualificazione delle aree degradate e ad una crescita delle entrate che possa incrementare il bilancio.
Questi concetti riportati nel saggio “La città inclusiva di Marcello Balbo” rappresentano un aspetto fondamentale per lo studio degli spazi e dei luoghi all’interno di un contesto urbano. In molti casi, questi processi hanno portato alla trasformazione e al modo di vivere di molte zone della città; sconvolgendo spesso quelle che erano state fino a quel momento identità forti e centralità importanti della città stessa per molti dei suoi abitanti.
Città del Messico da questo punto di vista rappresenta un esempio emblematico nelle opere di riqualificazione dello Zocalo, (centro storico della città) da parte di Carlos Slim (il proprietario delle maggiori reti di telecomunicazioni dell’America Latina non che uno degli uomini più ricchi del mondo).
Questi interventi però spesso diventano mezzi per altri obiettivi che non sono proprio il recupero di un patrimonio che appartiene alla storia del luogo, alla sua cultura della città e di chi vi vive bensì quelli della competizione economica e dello spettacolo.
Quello che prima era quindi uno spazio che aveva radici ben più profonde, che possedeva una identità che rispecchiava in maniera molto più fedele le tradizioni del posto, rischia di diventare nient’altro che un defilé di vetrine di negozi, ristoranti e caffè distribuiti negli edifici e nelle corti delle strade della città.
Tutto ciò non riguarda solamente singoli interventi o singole aree delle città ma, nei paesi in via di sviluppo, il marketing urbano, è ormai divenuto obbligatorio, soprattutto nelle grandi città; un elemento forzato se nonsi vuole rimanere esclusi dai flussi finanziari e di investimento internazionale.
La città di Cancun nella regione del Quintana Roo, nella riviera caraibica del Golfo Messico per esempio, è nata negli anni 70, prima non era nientaltro che una isola di cui poche persone ne conoscevano l’esistenza. Cancun, nata come progetto urbanistico interamente pianificato è diventata oggi una vera e propria città quasi esclusivamente turistica, paragonabile più ad una Las Vegas che alle vicine città della regione.
Questo e molti altri esempi ci dimostrano come i processi di globalizzazione modificano il terriorio e rappresentano un fattore significativo sul cambiamento non solo dell’estetica e dei fatti urbani della città, ma vanno a modificare e ad avere forti ripercussioni in tutte quelle che sono le relazioni sociali di un contesto urbano.
lunedì 10 dicembre 2007
lettera ad un borgo malato
sopra una poltrona non mia. con un computer non mio. in una casa non mia. in una stanza in assoluto silenzio, se non fosse per quel suo leggero respiro mentre dorme.
ti scrivo per cercare di capire che succede.
scrivo a te, antico borgo orgoglioso di cio' che contieni. ti sento sempre piu' malato. sempre meno caldo e pronto ad abbracciare genti nei tuoi unici ritratti.
mi sfoghero'.
sfogarmi?...consumare parole e parole... tasti e tasti di tastiera per parlare, per criticare, per scambiarsi, per migliorare... sfogarsi per migliorare. la prenderei cosi'.
a chilometri e chilometri di disatanza da te ameno paesino... quello che posso dire e' che quello che piu' mi da pena e' la superficialita', lo spettacolo, l'apparenza, l'apparire, l'ostentare, la mancata sincerita', il non rispetto.... che vedo pian piano aumentare fra le tue strandine ...atteggiamenti volgari, irrispettosi, egoistici ed egocentrici....generati da un poco scambio culturale e dal bombardamento consumista contemporaneo. (il maggior nemico direi)
....e tutto questo prende vita e forma all'interno del tuo piccolo contesto, piccolo paesino, piccolo scambio di vite e di flussi.. quasi insignificante penseremo... ma che nascondi origini lontane, storie e leggende affascinanti....ricche di tradizioni, che rischiano di perdersi. questo bisogna apprezzare.... perche' l'ignoranza, ossia la non conoscenza delle cose, non significa mancaza di cultura, non significa mancaza di saggezza.... anzi.... immaginate un contadino, un artigiano di un tempo....la sua dedizione al lavoro, la sua umilta'....il suo RISPETTO per quel poco che aveva e per tutto cio' che lo circondava. poesia. arte. pensatela come volete. queste persone non rischiavano l'inquinamento cerebrale di cui siamo adesso in continuazione attanagliati, non rischiavano di essere un numero in una statistica,non rischiavano di essere manipolati dal marciume dei media. E' cio' di cui dobbiamo preoccuparci ora. all'interno di questi paesini dove un tempo si, si nascondeva l'ignoranza...ma era l'ignoranza buona, una ignoranza intelligiente e rispettosa. adesso questi luoghi, stanno diventando il ricettacolo del "non riflettere", stanno diventando luoghi delle due parole piu' in voga del momento :"lavorare-consumare", e la loro identita' sociologico-urbana ricca di storia e tradizioni rischia di trasformarsi in una semplice cartolina senza piu' un'anima.la gente che vi vive piu' stabilmente rischia di scivolare incosciamente in un ritmo, in una routine priva di reali interessi e stimoli che facciano pensare con la propria testa e ti facciano avere una presa di coscienza.
crediamo in dio ed andiamo a messa, e siamo a posto con la coscienza. ma dio non ha creato tutto e tutti???.....se riuscissimoa vedere dio,buddha,zeus,allah...chiamatelo un po' come volete, in tutto cio' che ci circona, nella gente diversa, negli alberi, nei sorrisi, nei piccoli gesti, in quell'erbetta che anto ci piace, anche nelle birre che ci scoliamo fatte con il luppolo di dio....be', se riuscissimio a vedere questo dio che tutti cercano e che io tradurrei con AMORE.... allora si si vivrebbe meglio, soprattutto in questi paesini dove ci si conosce tutti...ma purtroppo e' difficile, nessuno ci riesce...o forse solo poco conveniente.
si dovrebbe partire da una rivoluzione culutrale. rabbrividisco e divento triste; rabbrividisco e divento triste perche' appartengo a tutto questo, appartengo a quei vicoli, appartengo alla gente, appartengo all'aria di campagna, appartengo alle feste del paese, mi hanno visto e fatto crescere e non posso non amarle. anzi. il fatto di criticare ed incazzarsi non e' altro che uno sfogo d'amore.
e quello che piu' mi fa male e' pensare di vedere questi splendidi ritratti di storia, sbiadirsi di fronte alla materialita' di oggi di fronte a quella intelligenza fatta solo con la mente, senza tener conto del cuore, di fronte alla pubblica ottusita', di fronte alla "ignoranza colta".
forse nn posso permettermi di dire queste cose per il fatto che spesso scappo dal mio paese, che spesso preferisco non mettere le mani in pasta per paura di sporcarmi. ma sicuramente non e' un comportamento corretto, sicuramente individualista e da un certo punto di vista conveniente. ma non e' facile. non e' facile cambiare la gente. cercare di farla riflettere. sopratutto se non vuole e non e' interessata.
soffro.
vi racconto questa:
nell'antica grecia il passo dall'adolescenza all'eta' matura veniva effettuata con un viaggio.
i ragazzini di una certa eta' affidati ad un saggio maestro, iniziaano un viaggio di alcuni mesi: altre citta' , altri paesi, altri luoghi, altri spazi, altre esperienze, altra gente, altre tradizioni, altri modi di pensare. dopodiche' i ragazzini veniano riaccompagnati al proprio paese. adesso erano in grado di scegliere della loro vita. di scegliere cosa fare e dove andare. un modo magnifico per aprire gli occhi, per quardarsi dentro e conoscersi meglio. un modo che puo' mandarti un po' in confusione ma che sicuramente lascia che sia tu stesso e il tuo pensiero a farti vivere quello che sei.
ecco il mio sfogo.
uno sfogo contro la banalita' e la superficialita', uno sfogo contro il mondo di oggi, e contro il pensiero che la societa' vuole imporci. contro il modello di vita (consumo-ricchezza) che ci lascia sempre piu' privi di sentimenti, di ricordi, di folklorismo, di umanita', di rispetto per la natura, che ci lascia sempre piu' pieni di cose fuori e sempre piu' vuoti dentro.
caro borgo di provincia non non e' tua la colpa. la colpa e' sempre dell'uomo. sempre.
a presto.
marco.
morrovallesi
ti scrivo per cercare di capire che succede.
scrivo a te, antico borgo orgoglioso di cio' che contieni. ti sento sempre piu' malato. sempre meno caldo e pronto ad abbracciare genti nei tuoi unici ritratti.
mi sfoghero'.
sfogarmi?...consumare parole e parole... tasti e tasti di tastiera per parlare, per criticare, per scambiarsi, per migliorare... sfogarsi per migliorare. la prenderei cosi'.
a chilometri e chilometri di disatanza da te ameno paesino... quello che posso dire e' che quello che piu' mi da pena e' la superficialita', lo spettacolo, l'apparenza, l'apparire, l'ostentare, la mancata sincerita', il non rispetto.... che vedo pian piano aumentare fra le tue strandine ...atteggiamenti volgari, irrispettosi, egoistici ed egocentrici....generati da un poco scambio culturale e dal bombardamento consumista contemporaneo. (il maggior nemico direi)
....e tutto questo prende vita e forma all'interno del tuo piccolo contesto, piccolo paesino, piccolo scambio di vite e di flussi.. quasi insignificante penseremo... ma che nascondi origini lontane, storie e leggende affascinanti....ricche di tradizioni, che rischiano di perdersi. questo bisogna apprezzare.... perche' l'ignoranza, ossia la non conoscenza delle cose, non significa mancaza di cultura, non significa mancaza di saggezza.... anzi.... immaginate un contadino, un artigiano di un tempo....la sua dedizione al lavoro, la sua umilta'....il suo RISPETTO per quel poco che aveva e per tutto cio' che lo circondava. poesia. arte. pensatela come volete. queste persone non rischiavano l'inquinamento cerebrale di cui siamo adesso in continuazione attanagliati, non rischiavano di essere un numero in una statistica,non rischiavano di essere manipolati dal marciume dei media. E' cio' di cui dobbiamo preoccuparci ora. all'interno di questi paesini dove un tempo si, si nascondeva l'ignoranza...ma era l'ignoranza buona, una ignoranza intelligiente e rispettosa. adesso questi luoghi, stanno diventando il ricettacolo del "non riflettere", stanno diventando luoghi delle due parole piu' in voga del momento :"lavorare-consumare", e la loro identita' sociologico-urbana ricca di storia e tradizioni rischia di trasformarsi in una semplice cartolina senza piu' un'anima.la gente che vi vive piu' stabilmente rischia di scivolare incosciamente in un ritmo, in una routine priva di reali interessi e stimoli che facciano pensare con la propria testa e ti facciano avere una presa di coscienza.
crediamo in dio ed andiamo a messa, e siamo a posto con la coscienza. ma dio non ha creato tutto e tutti???.....se riuscissimoa vedere dio,buddha,zeus,allah...chiamatelo un po' come volete, in tutto cio' che ci circona, nella gente diversa, negli alberi, nei sorrisi, nei piccoli gesti, in quell'erbetta che anto ci piace, anche nelle birre che ci scoliamo fatte con il luppolo di dio....be', se riuscissimio a vedere questo dio che tutti cercano e che io tradurrei con AMORE.... allora si si vivrebbe meglio, soprattutto in questi paesini dove ci si conosce tutti...ma purtroppo e' difficile, nessuno ci riesce...o forse solo poco conveniente.
si dovrebbe partire da una rivoluzione culutrale. rabbrividisco e divento triste; rabbrividisco e divento triste perche' appartengo a tutto questo, appartengo a quei vicoli, appartengo alla gente, appartengo all'aria di campagna, appartengo alle feste del paese, mi hanno visto e fatto crescere e non posso non amarle. anzi. il fatto di criticare ed incazzarsi non e' altro che uno sfogo d'amore.
e quello che piu' mi fa male e' pensare di vedere questi splendidi ritratti di storia, sbiadirsi di fronte alla materialita' di oggi di fronte a quella intelligenza fatta solo con la mente, senza tener conto del cuore, di fronte alla pubblica ottusita', di fronte alla "ignoranza colta".
forse nn posso permettermi di dire queste cose per il fatto che spesso scappo dal mio paese, che spesso preferisco non mettere le mani in pasta per paura di sporcarmi. ma sicuramente non e' un comportamento corretto, sicuramente individualista e da un certo punto di vista conveniente. ma non e' facile. non e' facile cambiare la gente. cercare di farla riflettere. sopratutto se non vuole e non e' interessata.
soffro.
vi racconto questa:
nell'antica grecia il passo dall'adolescenza all'eta' matura veniva effettuata con un viaggio.
i ragazzini di una certa eta' affidati ad un saggio maestro, iniziaano un viaggio di alcuni mesi: altre citta' , altri paesi, altri luoghi, altri spazi, altre esperienze, altra gente, altre tradizioni, altri modi di pensare. dopodiche' i ragazzini veniano riaccompagnati al proprio paese. adesso erano in grado di scegliere della loro vita. di scegliere cosa fare e dove andare. un modo magnifico per aprire gli occhi, per quardarsi dentro e conoscersi meglio. un modo che puo' mandarti un po' in confusione ma che sicuramente lascia che sia tu stesso e il tuo pensiero a farti vivere quello che sei.
ecco il mio sfogo.
uno sfogo contro la banalita' e la superficialita', uno sfogo contro il mondo di oggi, e contro il pensiero che la societa' vuole imporci. contro il modello di vita (consumo-ricchezza) che ci lascia sempre piu' privi di sentimenti, di ricordi, di folklorismo, di umanita', di rispetto per la natura, che ci lascia sempre piu' pieni di cose fuori e sempre piu' vuoti dentro.
caro borgo di provincia non non e' tua la colpa. la colpa e' sempre dell'uomo. sempre.
a presto.
marco.
morrovallesi
domenica 11 novembre 2007
proprio come un albero
..stavo leggendo proprio ora dei casini in Italia nel calcio, colpi che partono per sbaglio...ci si ammazza, guerriglie urbane. quello a cui penso?: la noia. non commento.
Leggetevi il romanzo di Ballard "regno a venire".
“I quartieri residenziali sognano la violenza. Addormentati nelle loro sonnacchiose villette, protetti dai benevoli centri commerciali, aspettano pazienti l’arrivo di incubi che li facciano risvegliare in un mondo più carico di passione….“
volevo raccontarvi di altro.
inondazioni in Tabasco...avrete sentito no??... la natura si ribella.piogge torrenziali...terremoti...calamità di ogni genere. quando accadono questa cose ci si rende conto di quanto siamo piccoli, di come siamo fragili. di come non abbiamo rispetto. Ce lo meritiamo.Te lo meriti uomo contemporaneo.uomo consumista, dipendente dal desiderio di consumare, ricco perchè consumi, ricco in base a quanto produci, ricco in base a quanto spendi, ma di quale ricchezza stiamo parlando???...perchè sembra che ormai cio' che ci riempia, cio' che serva a farci star bene siano solamente oggettini del cazzo...vestitini che più costano e più valgono...cose....ahhh la ricchezza materiale come ci fa star bene...ci rende insensibili, sempre meno solidali, sempre più individualisti...sempre più insoddisfatti.
Finisco, finiamo per perdere il contetto con ciò che veramente conta nella vita (?)...non abbiamo tempo, siamo affannati nelle nostre cose e perdiamo il controllo di noi stessi, non riusciamo più a guardarci dentro. rischiamo di diventare automi pensati, manipolati da sistemi di consumo, da nemici subdoli. Nemici che almeno, in altre epoche si manifestavano più esplicitamente, avevano una faccia, una bandiera, erano più riconoscibili. Adesso no, tutto è mimetizzato, ora il nemico si nasconde dietro "modelli" e stili di vita da seguire, dietro politiche fatte di parole, dietro a governi interessati a tenere alto il livello di paura e le coscienze ingnoranti, dietro all'occidentalismo forzato, ora il nemico è in grado di modellare il suo aspetto, prendere le forme di cio' che lo contiene, spacciandosi per libertà finirà poi per imprigionarti con le sue trappole.
Bene; e dove accade tutto ciò? ormai quasi ovunque. Nei nostri territori occidentali super urbanizzati, nelle grandi città del mondo, dove è concentrato il maggior numero di persone nel madesimo spazio. Nelle città, dove ci si dovrebbe relazionare di più, dove dovrebbe esserci maggiore sensibilità, si percepesce una forte tensione sociale, si alzano barriere, si creano enclaves, zone super-protette per le élites dove tutto è controllato, dove nulla ti puo' accadere.
Sono stato qualche giorno fuori dalla città.in viaggio. Sono stato lassù...sui boschi messicani..per raccontare agli alberi quello che succede nel mondo industrializzato,dove c'è il "benessere" (così si chiama gli ho detto)... per sfogarmi un po' di tutta le merda che ci propinano, che ci raccontano, per svuotatmi di tutte le frottole contemporanee accumulate...lassù a contatto con la natura...sono stato a San Josè del Pacifico a 3000 metri d'altezza e poi sono sceso giù...fino all'oceano, fino a Puerto Escondido....bè uno spettacolo.
via l'orologio dal polso, non dovevate provarmi a chiedermi l'ora, c'era il sole,c'erano le stelle.
Il vento di quei paesaggi, starsene con i cuori in alto, sù, in cima. l'aria non contaminata da monossidi e da merde chimiche, i colori della natura...ascoltare il suo suono, sentirsi come un albero...quella è ricchezza...e non si paga(ah..forse per questo non lo apprezziamo), e noi ce lo stiamo dimenticando.
ho dormito in una stanza umile, ho mangiato con la gente del posto. Sguardi profondi segnati dai posti in cui vivono, sguardi a volte aperti a volte diffidenti, sguardi che parlano dalla semplicità delle cose che circondano questi luoghi, la stessa semplicità che li riempie di calore, di ricchezza (un altro tipo di ricchezza), quella fatta di cose semplici, di natura, fatta di colori, fatta di sorrisi, di condivisione, di cioccolato caldo e quesadillas in una calda e silenziosa baita di montagna dove i telefonini non prendono, dove si puo' apprezzare il suono del vento, le voci pacate della gente, un televisore acceso a basso volume...i soffritti, i fuochi, gli odori che provengono dalla cucina...il sorriso di un bambino non viziato. Una vita che scorre senza troppe ambizioni, senza clamori, senza stravaganze e manie di grandezza o di conquista, cibo sano, aria pulita.
C'è da imparare da questa gente, c'è da imparare dalla natura, c'è da imparare da noi stessi, ma noi stessi quelli "dentro", non quelli "fuori", non quelli fatti di falsi sorrisi, di morlasmi ipocriti, non quelli.
Quando scattavo le foto..cosapevole del fatto che era impossibile rendere l'idea della realtà (per fortuna).. mi sentivo quasi un ladro..mi sentivo come se stessi rubando qualcosa...a volte non sono riuscito a premere quel pulsantino..sono rimasto fermo immobile, a contemplare,ad ammirare, a pensare..non si riesce a realiazzare, non riesci a razionalizzare l'azione dello scatto. tac. non ci si riesce. certe cose si vivono e basta.
dai 3000 metri all'oceano...in un bus sgangherato ma sincero, in una strada insidiosa dall'asfalto precario dove il tempo scorre più lentamente; sceso fino al mare attraverso curve e tornanti, rami spezzati dal vento, dolci ritratti di montagna, di boschi, che poco a poco si sono trasformati in scenografie più morbite di colline e paesaggi marittimi. uno spettacolo.
ce lo abbiamo anche nella nostra cara italia tutto cio'. ma ce ne dimentichiamo. siamo occupati.
A Puerto Escondido stà iniziando la contaminazione turistica... vuoi il film che lo ha reso famoso (almeno in italia)...vuoi che comunque il posto è magnifico e i prezzi sono ancora bassi.... durerà ancora non per molto secondo me.
il groove delll'oceano pacifico è stupendo.. provoca un'empatia straordinaria... il suono è profondissimo...la sua corrente potentissima.
periodo non turistico questo. Americani a far surf, qualche francese, italiani (quelli sempre), che sono scappati dall'italia per qualche arcano motivo ( vuoi un innamoramento messicano, vuoi probemi penali, vuoi non so' provate ad immaginare...) ed hanno aperto un ristorantino...chiara la storia no??
bè. non ci resta che meditare.
un ringraziamento particolare a Brando, venerabile compagno di viaggio.
vi saluto. un abbraccio a tutti.
commentate!!!
lascio parlare qualche immagine...
conservare il controllo di ciò che vediamo
conservare il controllo di ciò che sentiamo
verificare se sotto l'aspetto invitante di un'esca non sia nascosto un amo.
venerdì 4 maggio 2007
di chi è la testa?
ciao ragazzi....ogni tanto mi faccio vivo.. e voi mi raccomando non mi abbandonate...in questo momento sono un po' incasinato e quindi non trovo il tempo di mettermi qui a scrivere qualche cazzata...
mi piacerebbe dirvi tante cose...e per dirvele e metterle giù bisogna un po' pensare..ecco..mi piacerebbe aver tempo per pensare...scrivere qualcosa..sarebbe bello essere pagati per scrivere quello che si pensa no?..che ficata!...
è importante pensare...ma con la propria testa..e spesso la nostra testa non è proprio la nostra...voi mi direte: "come no?"...la nostra testa diventa la testa di qualcun'altro..e ci si casca...ci si casca mooolto facilmente..
La nostra testa diventa la testa subordinata al sistema, la nostra libertà si limita incosciamente, non esiste la nostra libertà o meglio ci sembra di averla ma in realtà ci comportiamo come qualcune ha già programmato.
Con i soldi ci compriamo cose di cui spesso non abbiamo assulatamente bisogno..(quando magari potremo farci altre cose molto più interessanti magari)..e sapete perchè? perchè qualcuno stà giocando con i nostri desideri...stà governando il nostro modo di essere...
La cultura del consumo gente si impone...stà formando la società metropolitana contemporanea....vai che ficata!! costituisce diciamo il laboratorio dove si formano i modi di essere, attitudini, capacità, governa il territorio..tutto è regolato dal mercato e dal consumo.
Non esite più la politica lo sapete ormai....è il mercato, il consumo che la gestisce...
ma perchè le persone vogliono sempre sapere cosa accadrà?perchè si fanno sommergere dal futuro?cosa le proietta fuori dal presente?la paura della morte?l'ansia per i figli?un desiderio di ordine? Una volta erano la fede e la politica che spingevano al grande salto; ma adesso che fede e politica non sono più di moda chi e cosa inducono i pensieri a volare fra le nuvole?? "Forse perché nel futuro saremo tutti alti e felici"
...bene dopo di cio'..come mi disse una persona.."un mattino, ci si sveglia.E' il momento di ritirarsi dal mondo, per meglio sbalordirsene. Un mattino, si prende il tempo per guardarsi vivere"...e forse è anche un po' questo quello che ci manca....ed io ora vado a ritirarmi...
basta...la prossima volta scrivo qualcosa di allegro...promesso!!
e per chi si preoccupasse per me...voglio dirvi che non è con tristezza che scrivo, è una semplice constatazione (certo c'è un po' di rammarico..per tutti noi..).
per concludere in bellezza riporto le parole di Tyler Durden, il protagonista del romanzo Fight Club di Chuck Palahniuk: "le persone che stai cercando di calpestare, sono quelle persone da cui dipendi tu. Noi siamo le persone che laviamo i tuo vestiti e cuciniamo i tuoi pasti e te li serviamo a tavola. Noi ti facciamo il letto. Noi ti proteggiamo mentre dormi. Noi guidiamo le ambulanze. Noi smistiamo le tue telefonate. Noi siamo cuochi e tassiti e sappiamo tutto di te. Noi esaminiamo le tue richieste di indennizzo alle compagnie di assicurazione e gli addebiti della tua carta di credito. Noi controlliamo ogni spicchio della tua vita. Noi siamo i figli di mezzo della storia, cresciuti dalla televisione a credere che un giorno saremo milionari e divi del cinema e rockstar, ma non andrà così. E stiamo or ora cominciando a capire questo fatto. Perciò fa poco lo stronzo con noi."
commentate...commentate...a presto!!!
riferimenti: Massimo Ilardi, Nei te.rritori del consumo totale
domenica 7 gennaio 2007
il nostro mondo

salve ragazzi e ragazze... ultimo giorno del "ciclo festività" questo...
i regali sono stati scartati, i soldi spesi, i saldi iniziati per farcene spendere degli altri, i lavoratori si son presi un po' di meritato riposo, gira voce che tre tizi "i re magi" (così li chiamano) ieri di 2007 anni fà passarono a trovare Gesù bambino con dell'oro, dell'argento...fico... ma forse sono solo chiacchiere di paese, la benfana anche, (quella signora che vola con la scopa) è passata sulle nostre teste, i nostri stomaci sono più dilatati di qualche millimetro e forse anche un po' di più... domani molte molte persone riprenderanno il proprio bio ritmo che in questi giorni si è anche lui abbandonato e sollazzato fra ore piccole e pandori di troppo, i calendari fioccano come la neve che quest' inverno invece sembra proprio non voglia arrivare...dicono che il clima cambierà per fortuna che abbiamo i condizionatori....
i grandi poteri prevaricano, le granndi istituzioni mostrano la loro forza, la società deve essere forte,poi chissà perchè il ragazzino per fare il fico prende a cazzotti quello più debole...
vabbè...inizio sempre a scrivere con buoni propositi di discorsi allegri e spensierati, poi invece mi vado sempre ad infognare con tutte queste stronzate e divento anche palloso!
si capisce qualcosa di quello che ho scritto?
buona domenica a tutti!...
domenica 31 dicembre 2006
città del futuro

Dopo aver marciato per 7 giorni attraverso boscaglie, chi va a Bauci non riesce a vederla ed è arrivato. I sottili trampoli che s'alzano dal suolo a gran distanza l'uno dall'altro e si perdono sopra le nubi sostengono la città. Ci si sale con le scalette. A terra gli abitanti si mostrano di rado: hanno già tutto l'occorrente lassù e preferiscono non scendere. Nulla della città tocca il suolo tranne quelle lunghe gambe da fenicottero a cui si appoggia e, nelle giornate luminose, un'ombra traforata e angolosa che si disegna sul fogliame.
Tre iposesi si danno sugli abitanti di Bauci: che odino la Terra; che la amino a tal punto d'evitare ogni contatto; che la amino com'era prima di loro e con cannocchiali e telescopi puntati in giù non si stanchino di passarla in rassegna, foglia a foglia, sasso a sasso, formica per formica, contemplando affascinati la propria assenza. Italo Calvino - Le città invisibili
...forse in un'epoca futuribile magari ci saranno delle città come Bauci..
pensate ad una città sospesa in aria.. magari non sarebbe poi male che ne dite?
ci sono stati da sempre in ogni epoca studiosi, filosofi, architetti,politici che si sono appassionati alle città, ad una loro programmazione, ad una loro gestione formale e funzionale: Il trattato del Filarete, Tony Garnier e la sua città ideale, il barone Haussmann e la costruzione parigina, Fourier e le falangi, Paolo Soleri e la sua utopia Mesa City.....tante tante persone...
perchè luomo ha bisogno di immaginare, di organizzare, di migliorare, migliorare, migliorare...
"fondamentale è la preoccupazione per gli aspetti ecologici di ogni fenomeno su questo pianeta, incluso il fenomeno umano; nella convinzione inequivocabilmente dichiaratache la città è fondamentalmente il fenomeno estetico più rilevante su questa terra e, di conseguenza, che la genesi caratteristica della città è un atto di creazione, attraverso le vie della scoperta e dell'invezione".
....chissà come saranno le città tra tra qualche millennio?...
buon anno a tutti...
sabato 30 dicembre 2006
non argomento 1
Eccomi qua bella gente……si parte si parte,si parte per entrare in contatto con altre identità umane, per riempire una mappa vuota, si parte per incontrare le molteplici forme della fede, si parte perché si è ancora giovani e si desidera ardentemente essere pervasi dall’eccitazione, si va perché si è vecchi e si sente il bisogno di capire qualcosina prima che sia troppo tardi, si parte per vedere quello che succederà….
che dirvi… siamo agli sgoccioli di questo 2006 mentre Saddam è stato giustiziato, le tariffe dei treni aumentano dal 3 al 15%, le bombe continuano ad esplodere, il sole continua a sorgere e a tramontare, le puttane continuano a battere per le strade, i profughi continuano a sbarcare, la nostra merda continua a puzzare, i fiumi continuano a scorrere, i ricchi si arricchiscono e i poveri si impoveriscono, il mare resta salato, il tempo continua a scorrere fregandosene di tutto e tutti, il louvre continua ad essere visitato da milioni di persone, Gesù bambino continua a nascere come tutti gli anni, molte porte si aprono ed altrettante se ne chiudono, gli innamorati continuano ad amarsi, la stella alpina continua a sbocciare al gelo regalando a qualcuno un momento di puro stupore...e questo mondo gira apparentemente indisturbato e chissà poi se qualcuno da qualche parte dell’universo ci stà guardano e chissà poi cosa starà pensando..magari se la ride..
magari qualche vita ultraterrena o magari Dio che ci ha creato a sua immagine...che ci ha preso e ci ha messo in questo labirinto e si diverte a guardarci da sopra mentre noi inseguiamo l'usicita...
bello questo labirinto pero' no?
stando in un labirinto perdi ogni cognizione...non ti ricordi più nulla delle strade, dei nomi... ti resta solo il ricordo di un volto...ti ricordi un odore..si sviluppa un altro tipo di memoria...
Ora mi viente in mente quel grande pazzo di Charles Bukowski, lo conoscete? È stato un poeta scrittore americano…. mi è venuto in mente perché…bo’ non lo so forse perché ho scritto parole tipo merda e puttane…(termini di utilizzo comune nei suoi romanzi), hanno anche fatto un film sulla base delle storie da lui raccontate “factotum”…
E’ vissuto per anni cambiando lavoro in maniera impressionante ed alcolizzandosi…
Vabbè non sto’ qui ad annoiarvi….
"Dovremmo trovarci un posto di lavoro, per provargli che sei autosufficiente". "Baby, non essere ingenua; qualsiasi stronzo è capace di trovarsi un lavoro; invece ci vuole cervello per cavarsela senza lavorare. qui la chiamano l'arte di arrangiarsi. E io voglio diventare maestro in quest'arte."
“ecco il problema di chi beve, pensai versandomi da bere.
Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare;
se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare;
e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa.” Charles Bukowski
bene ragazzi e ragazze....vi lascio..
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