domenica 27 gennaio 2008
_forse c'è stata un'inversione di rotta sin dall'inizio_
giovedì 24 gennaio 2008
sconvolgimenti urbani
“Le città sono fonte di innovazione e di produttività. Industrie e servizi si sviluppano in città perché imprenditori e piccole imprese possono condividere mercati, infrastrutture, lavoro e informazioni. […] Le città promuovono la trasformazione della conoscenza, delle istituzioni e delle attività economiche. […] Per mantenere la promessa di migliori condizioni di vita, le città hanno bisogno di istituzioni più forti in grado di rendere più accessibili le risorse e di assicurare una più equilibrata distribuzione dei beni pubblici tra i diversi interessi”. (World Bank, 2002).
Questo importante potenziale economico che i grandi centri urbani rappresentano descritto in modo particolare dalla Banca Mondiale, rappresentano la città quindi sempre più come un oggetto di consumo, un qualcosa da vendere; la globalizzazione implica una competizione che attrae investitori e utilizzatori esterni, che nei paesi in via di sviluppo sono soprattutto esteri.
E quindi la città, le logiche urbane e urbanistiche vengono pensate sempre più per rendere il territorio più appetibile soprattutto dal punto di vista del consumo.
Il recupero e la riqualificazione dei centri storici in America Latina è un esempio emblematico di ciò che si sta dicendo; la salvaguardia di questi spazi è sempre più spesso affidata a privati, i governi locali infatti optano sempre di più questa scelta che portano ad una riqualificazione delle aree degradate e ad una crescita delle entrate che possa incrementare il bilancio.
Questi concetti riportati nel saggio “La città inclusiva di Marcello Balbo” rappresentano un aspetto fondamentale per lo studio degli spazi e dei luoghi all’interno di un contesto urbano. In molti casi, questi processi hanno portato alla trasformazione e al modo di vivere di molte zone della città; sconvolgendo spesso quelle che erano state fino a quel momento identità forti e centralità importanti della città stessa per molti dei suoi abitanti.
Città del Messico da questo punto di vista rappresenta un esempio emblematico nelle opere di riqualificazione dello Zocalo, (centro storico della città) da parte di Carlos Slim (il proprietario delle maggiori reti di telecomunicazioni dell’America Latina non che uno degli uomini più ricchi del mondo).
Questi interventi però spesso diventano mezzi per altri obiettivi che non sono proprio il recupero di un patrimonio che appartiene alla storia del luogo, alla sua cultura della città e di chi vi vive bensì quelli della competizione economica e dello spettacolo.
Quello che prima era quindi uno spazio che aveva radici ben più profonde, che possedeva una identità che rispecchiava in maniera molto più fedele le tradizioni del posto, rischia di diventare nient’altro che un defilé di vetrine di negozi, ristoranti e caffè distribuiti negli edifici e nelle corti delle strade della città.
Tutto ciò non riguarda solamente singoli interventi o singole aree delle città ma, nei paesi in via di sviluppo, il marketing urbano, è ormai divenuto obbligatorio, soprattutto nelle grandi città; un elemento forzato se nonsi vuole rimanere esclusi dai flussi finanziari e di investimento internazionale.
La città di Cancun nella regione del Quintana Roo, nella riviera caraibica del Golfo Messico per esempio, è nata negli anni 70, prima non era nientaltro che una isola di cui poche persone ne conoscevano l’esistenza. Cancun, nata come progetto urbanistico interamente pianificato è diventata oggi una vera e propria città quasi esclusivamente turistica, paragonabile più ad una Las Vegas che alle vicine città della regione.
Questo e molti altri esempi ci dimostrano come i processi di globalizzazione modificano il terriorio e rappresentano un fattore significativo sul cambiamento non solo dell’estetica e dei fatti urbani della città, ma vanno a modificare e ad avere forti ripercussioni in tutte quelle che sono le relazioni sociali di un contesto urbano.
mercoledì 9 gennaio 2008
forse
A volte.
Forse sono troppe, forse sono poche.
Forse non sono mai troppe, o forse non sono mai poche.
Forse non è mai troppo presto, ma forse non è neppure mai troppo tardi.
Per fare che? Per essere chi? Per andare dove?
Forse il freddo che fa fuori non è cosi’ freddo in realtà.
O forse fa cosi’ freddo perché nessuno riscalda i cuori.
O forse poi non è poi così freddo, in fondo, magari, siamo noi quelli freddi.
Siamo noi a non sentire.
Siamo noi gli intolleranti, insofferenti. O forse no.
Penso che forse ci siamo dentro tutti. Dentro che cosa???
Dentro le cose, dentro gli affari, dentro il sistema, dentro le nostre casette, dentro il mondo che gira, dentro i progetti, dentro un futuro dove saremo super fighi e plurimilionari.
O forse no. Forse ci sembra di starne cosi’ dentro, di essere entrati fin dentro l’atomo, ma in realtà, c’è solo il vuoto…un vuoto fatto ti tante cose..forse non ce ne rendiamo conto..forse non ce ne rendiamo conto.
Forse.
Cos’è che conta veramente? Siamo alla ricerca di che cosa?... della felicità? Forse.
Ma forse non la si troverà mai. Forse è la pace che serve.
Forse è una persona vicino che basta.
forse Dio. quale dio?
Forse la ragione.
Forse un ideale.
Forse ci lamentiamo troppo… ci lamentiamo così spesso, che è più il tempo che ci lamentiamo che quello che ci fermiamo a guardare il mondo.
Forse sono ansioso, o forse troppo curioso di sapere cosa saro’, dove andro’, cosa saremo.
A che scopo poi?
Forse mi faccio troppe domande.
Forse.
A volte vorrei piangere. Ma se penso al perchè delle mie lacrime… mi viene da ridere.
Forse ne abbiamo bisogno.
Forse mi manchi.
Anzi sicuro.
martedì 1 gennaio 2008
Nairobi | 30 dicembre 2007
Kenya, in ritardo i risultati delle elezioni e scoppiano le violenze. 9 i morti
fonte web: rai news24

Una vera e propria battaglia e' esplosa nella notte a Korogocho, uno dei piu' grandi e spaventosi slum di Nairobi. Nove i morti morti, tra cui duebambini e una donna, secondo l'ultimo bilancio fornito dalla polizia. Inoltre, due persone sono state sequestrate e molte altre ferite.
Lo scontro di inaudita violenza, durato dalle otto di sera (le 18 in Italia) alle quattro di stamane, e' stato raccontato da Padre Daniele Moscheti, missionario comboniano che opera a Korogocho e nelle poverissime aree limitrofe da sette anni. Padre Moscheti e' responsabile della locale diocesi di San Giorgio.
"La battaglia e' esplosa tra appartenenti alle etnie Luo e Kikuyo, la maggioranza delle vittime e' Luo. La polizia e' arrivata alle tre e mezzo del mattino e il loro responsabile mi ha spiegato che il ritardo era dovuto al fatto che in molte zone della capitale c'erano situazioni analoghe. Un assurdo dovuto alla lentezza calcolata dello spoglio: e' da ieri che siattendono i risultati, qualcosa non va. Temo possa essere decretato il coprifuoco".
Intanto, sta riprendendo lo spoglio dei voti: i candidati alla presidenza sono testa a testa, il che stupisce molti osservatori visto che in Parlamento l'opposizione sembra andare verso una vittoria ampia.
martedì 25 dicembre 2007
L'anno che verrà
ad esattamente 364 giorni dall'apertura del blog scrivo per...bè per augurare a tutti buone feste ed un felice nuovo anno di cuore!!
attese.
le attese all'aereoporto prima dell'imbarco sono sempre particolari, hanno sempre qualcosa di speciale....sono attese profonde, o meglio che celano dietro gli sguardi della gente emozioni ancora fresche, ricordi ancora vivi di esperienze appena vissute...o all'inverso pensieri proiettati verso altre terre ed altri spazi da scoprire e quindi ricchi, vogliosi e avidi di scoperta...pensieri colmi di eccitazione.
chissà a cosa pensa la ragazza di fronte a me, il suo corpo disteso, che occupa le due sedie della ampia sala mi appare in perfetta armonia con il resto delle cose che i miei occhi trasmettono al mio cervello; e la sua testa appoggiata sopra le gambe magroline del suo fratellino mi regala un sorriso di pace, di gioia di semplici cose.
il suo sguardo è malinconico. un poco. le sue labbra carnose, e i suoi occhi, profondi, fissano ad intervalli regolari punti e spazi imprecisati dentro e fuori della parete vetrata dell'aereoporto.
belle le attese.
si ferma a guardarmi:"chissa che pensa.."
giovedì 13 dicembre 2007
Nazim Hikmet
lunedì 10 dicembre 2007
lettera ad un borgo malato
ti scrivo per cercare di capire che succede.
scrivo a te, antico borgo orgoglioso di cio' che contieni. ti sento sempre piu' malato. sempre meno caldo e pronto ad abbracciare genti nei tuoi unici ritratti.
mi sfoghero'.
sfogarmi?...consumare parole e parole... tasti e tasti di tastiera per parlare, per criticare, per scambiarsi, per migliorare... sfogarsi per migliorare. la prenderei cosi'.
a chilometri e chilometri di disatanza da te ameno paesino... quello che posso dire e' che quello che piu' mi da pena e' la superficialita', lo spettacolo, l'apparenza, l'apparire, l'ostentare, la mancata sincerita', il non rispetto.... che vedo pian piano aumentare fra le tue strandine ...atteggiamenti volgari, irrispettosi, egoistici ed egocentrici....generati da un poco scambio culturale e dal bombardamento consumista contemporaneo. (il maggior nemico direi)
....e tutto questo prende vita e forma all'interno del tuo piccolo contesto, piccolo paesino, piccolo scambio di vite e di flussi.. quasi insignificante penseremo... ma che nascondi origini lontane, storie e leggende affascinanti....ricche di tradizioni, che rischiano di perdersi. questo bisogna apprezzare.... perche' l'ignoranza, ossia la non conoscenza delle cose, non significa mancaza di cultura, non significa mancaza di saggezza.... anzi.... immaginate un contadino, un artigiano di un tempo....la sua dedizione al lavoro, la sua umilta'....il suo RISPETTO per quel poco che aveva e per tutto cio' che lo circondava. poesia. arte. pensatela come volete. queste persone non rischiavano l'inquinamento cerebrale di cui siamo adesso in continuazione attanagliati, non rischiavano di essere un numero in una statistica,non rischiavano di essere manipolati dal marciume dei media. E' cio' di cui dobbiamo preoccuparci ora. all'interno di questi paesini dove un tempo si, si nascondeva l'ignoranza...ma era l'ignoranza buona, una ignoranza intelligiente e rispettosa. adesso questi luoghi, stanno diventando il ricettacolo del "non riflettere", stanno diventando luoghi delle due parole piu' in voga del momento :"lavorare-consumare", e la loro identita' sociologico-urbana ricca di storia e tradizioni rischia di trasformarsi in una semplice cartolina senza piu' un'anima.la gente che vi vive piu' stabilmente rischia di scivolare incosciamente in un ritmo, in una routine priva di reali interessi e stimoli che facciano pensare con la propria testa e ti facciano avere una presa di coscienza.
crediamo in dio ed andiamo a messa, e siamo a posto con la coscienza. ma dio non ha creato tutto e tutti???.....se riuscissimoa vedere dio,buddha,zeus,allah...chiamatelo un po' come volete, in tutto cio' che ci circona, nella gente diversa, negli alberi, nei sorrisi, nei piccoli gesti, in quell'erbetta che anto ci piace, anche nelle birre che ci scoliamo fatte con il luppolo di dio....be', se riuscissimio a vedere questo dio che tutti cercano e che io tradurrei con AMORE.... allora si si vivrebbe meglio, soprattutto in questi paesini dove ci si conosce tutti...ma purtroppo e' difficile, nessuno ci riesce...o forse solo poco conveniente.
si dovrebbe partire da una rivoluzione culutrale. rabbrividisco e divento triste; rabbrividisco e divento triste perche' appartengo a tutto questo, appartengo a quei vicoli, appartengo alla gente, appartengo all'aria di campagna, appartengo alle feste del paese, mi hanno visto e fatto crescere e non posso non amarle. anzi. il fatto di criticare ed incazzarsi non e' altro che uno sfogo d'amore.
e quello che piu' mi fa male e' pensare di vedere questi splendidi ritratti di storia, sbiadirsi di fronte alla materialita' di oggi di fronte a quella intelligenza fatta solo con la mente, senza tener conto del cuore, di fronte alla pubblica ottusita', di fronte alla "ignoranza colta".
forse nn posso permettermi di dire queste cose per il fatto che spesso scappo dal mio paese, che spesso preferisco non mettere le mani in pasta per paura di sporcarmi. ma sicuramente non e' un comportamento corretto, sicuramente individualista e da un certo punto di vista conveniente. ma non e' facile. non e' facile cambiare la gente. cercare di farla riflettere. sopratutto se non vuole e non e' interessata.
soffro.
vi racconto questa:
nell'antica grecia il passo dall'adolescenza all'eta' matura veniva effettuata con un viaggio.
i ragazzini di una certa eta' affidati ad un saggio maestro, iniziaano un viaggio di alcuni mesi: altre citta' , altri paesi, altri luoghi, altri spazi, altre esperienze, altra gente, altre tradizioni, altri modi di pensare. dopodiche' i ragazzini veniano riaccompagnati al proprio paese. adesso erano in grado di scegliere della loro vita. di scegliere cosa fare e dove andare. un modo magnifico per aprire gli occhi, per quardarsi dentro e conoscersi meglio. un modo che puo' mandarti un po' in confusione ma che sicuramente lascia che sia tu stesso e il tuo pensiero a farti vivere quello che sei.
ecco il mio sfogo.
uno sfogo contro la banalita' e la superficialita', uno sfogo contro il mondo di oggi, e contro il pensiero che la societa' vuole imporci. contro il modello di vita (consumo-ricchezza) che ci lascia sempre piu' privi di sentimenti, di ricordi, di folklorismo, di umanita', di rispetto per la natura, che ci lascia sempre piu' pieni di cose fuori e sempre piu' vuoti dentro.
caro borgo di provincia non non e' tua la colpa. la colpa e' sempre dell'uomo. sempre.
a presto.
marco.
morrovallesi
mercoledì 28 novembre 2007
giovedì 22 novembre 2007
percezioni maya
ho lasciato libero sfogo ai colori, ai contrasti e alle luminosità...alle immagini...che tanto ci piacciono...che tanto sono importanti, sosoprattutto adesso, soprattutto ora, dove sembra che l'immagine sia tutto..ma purtroppo spesso l'immagine inganna...
questa spero di no....
l'ultima cosa... i Maya dissero: preparatevi all'apocalisse nel 2012.....
l'ultimissima: «Il viaggio è il modo migliore per conoscere se stessi» proverbio Maya
domenica 11 novembre 2007
proprio come un albero
giovedì 1 novembre 2007
..ritratti settimanali....
domenica 28 ottobre 2007
un mese
a presto canaglie!
martedì 23 ottobre 2007
SPECIE DI SPAZI

..viene riproposta a macerata questa volta (salto di qualità), al cine-teatro Italia, la mostra "specie di spazi"... mi raccomando andate a vederla.... fino al 10 novembre!!!







