mercoledì 29 aprile 2020

RICORDARSI DI QUESTO TEMPO

Ricordarsi di questo tempo. Ricordarsi di questi tempi. Tra una ventina di anni se ci saro' ancora, sicuramente  mi  ricordero'  di queste giornate chiusi in casa a causa del virus. 
Con Francesca e Giano. E sicuramente mi farà piacere rileggere quanto postato sulla pagina facebook (ci sarà ancora tra 20 anni?..sicuramente) del mio studio in merito al ritorno allo scoperto ed al concetto di spazio.
Per cui per non dimenticarlo lo  riporto di seguito.


Buongiorno!
Oggi vogliamo condividere insieme a tutti voi un pensiero meno tecnico del solito.Ora che sembra avvicinarsi la fine (più o meno per tutti) di questa quarantena, ci sarà un graduale ritorno alla vita normale ed ognuno di noi tornerà in possesso dei propri spazi “perduti”. E proprio di questo vi vogliamo parlare, del concetto di “spazio”. Spazio, fisico o immaginario che sia, delimitato, confinato, sterminato, infinito.Quello su cui vogliamo riflettere in qualità di tecnici progettisti, architetti paesaggisti, esperti per un certo verso di spazi, è qualcosa di profondamente più umano che gira intorno al concetto di spazio e che spesso il “fare architettura” trascura in maniera imperdonabile.Non stiamo qui a dilungarci molto, vogliamo semplicemente condividere questa esortazione che ci facciamo. Che una volta tornati in giro per le strade, per i parchi, per i vicoli, in tutti quei luoghi che abbiamo dato sempre per scontati, provassimo a guardare con occhi diversi ed a “sentire” ciò che ci circonda in maniera differente; che provassimo a riflettere su come interagiamo, ci comportiamo e facciamo parte dello spazio quando spesso la routine, la frenesia, la superficialità con cui molte volte siamo obbligati ad affrontare le cose, lo lasciano scivolare via senza neppure farcene render conto.L’invito che ci facciamo e vi facciamo è di fermarci un attimo a cogliere i dettagli ed a dargli valore, a prendere coscienza della loro importanza all'interno delle nostre azioni, a prendere nota della miriade apparentemente disordinata ed allo stesso tempo incantevole delle cose che ci circondano e che sono in grado di arricchirci di conoscenze, di esperienze, di accendere i nostri pensieri, di farci vivere e di renderci vivi.Vi salutiamo con le ultime due pagine del libro di George Perec “Specie di Spazi” che alla luce di questo ragionamento torna inevitabilmente alla memoria, che descrive e ci fa riflettere sul valore degli spazi, reali o irreali che siano, nella memoria umana e sulla loro idealizzazione:"Vorrei che esistessero dei luoghi stabili, immobili, intangibili, intoccati e quasi intoccabili, immutabili, radicati; dei luoghi che potrebbero essere dei punti di riferimento, dei punti di partenza, delle fonti: il mio paese natale, la culla della mia famiglia, la casa dove sarei nato, l’albero che avrei visto crescere (che mio padre avrebbe piantato il giorno della mia nascita), la soffitta della mia infanzia gremita di ricordi intatti..Tali luoghi non esistono, ed è perché non esistono che lo spazio diventa problematico, cessa di essere evidenza, cessa di essere incorporato, cessa di essere appropriato. Lo spazio è un dubbio: devo continuamente individuarlo, designarlo. Non è mai mio, non mi viene mai dato, devo conquistarlo. I miei spazi sono fragili: il tempo li consumerà, li distruggerà: niente somiglierà più a quel che era, i miei ricordi mi tradiranno, l’oblio s’infiltrerà nella mia memoria, guarderò senza riconoscerle alcune foto ingiallite dal bordo tutto strappato. Non ci sarà più la scritta in lettere di porcellana bianca incollate ad arco sulla vetrina del piccolo caffè della rue Coquillière : «Qui si consulta l’elenco telefonico» e «Spuntini a tutte la ore».Come la sabbia scorre tra le dita, così fonde lo spazio. Il tempo lo porta via con sé e non me ne lascia che brandelli informi:Scrivere: cercare meticolosamente di trattenere qualcosa, di far sopravvivere qualcosa: strappare qualche briciola precisa al vuoto che si scava, lasciare, da qualche parte, un solco, una traccia, un marchio o qualche segno.George Perec, Parigi, 1973-1974Quello su cui vogliamo riflettere in qualità di tecnici progettisti, architetti paesaggisti, esperti per un certo verso di spazi, è qualcosa di profondamente più umano che gira intorno al concetto di spazio e che spesso il “fare architettura” trascura in maniera imperdonabile.Non stiamo qui a dilungarci molto, vogliamo semplicemente condividere questa esortazione che ci facciamo. Che una volta tornati in giro per le strade, per i parchi, per i vicoli, in tutti quei luoghi che abbiamo dato sempre per scontati, provassimo a guardare con occhi diversi ed a “sentire” ciò che ci circonda in maniera differente; che provassimo a riflettere su come interagiamo, ci comportiamo e facciamo parte dello spazio quando spesso la routine, la frenesia, la superficialità con cui molte volte siamo obbligati ad affrontare le cose, lo lasciano scivolare via senza neppure farcene render conto.L’invito che ci facciamo e vi facciamo è di fermarci un attimo a cogliere i dettagli ed a dargli valore, a prendere coscienza della loro importanza all'interno delle nostre azioni, a prendere nota della miriade apparentemente disordinata ed allo stesso tempo incantevole delle cose che ci circondano e che sono in grado di arricchirci di conoscenze, di esperienze, di accendere i nostri pensieri, di farci vivere e di renderci vivi.Vi salutiamo con le ultime due pagine del libro di George Perec “Specie di Spazi” che alla luce di questo ragionamento torna inevitabilmente alla memoria, che descrive e ci fa riflettere sul valore degli spazi, reali o irreali che siano, nella memoria umana e sulla loro idealizzazione:"Vorrei che esistessero dei luoghi stabili, immobili, intangibili, intoccati e quasi intoccabili, immutabili, radicati; dei luoghi che potrebbero essere dei punti di riferimento, dei punti di partenza, delle fonti: il mio paese natale, la culla della mia famiglia, la casa dove sarei nato, l’albero che avrei visto crescere (che mio padre avrebbe piantato il giorno della mia nascita), la soffitta della mia infanzia gremita di ricordi intatti..Tali luoghi non esistono, ed è perché non esistono che lo spazio diventa problematico, cessa di essere evidenza, cessa di essere incorporato, cessa di essere appropriato. Lo spazio è un dubbio: devo continuamente individuarlo, designarlo. Non è mai mio, non mi viene mai dato, devo conquistarlo. I miei spazi sono fragili: il tempo li consumerà, li distruggerà: niente somiglierà più a quel che era, i miei ricordi mi tradiranno, l’oblio s’infiltrerà nella mia memoria, guarderò senza riconoscerle alcune foto ingiallite dal bordo tutto strappato. Non ci sarà più la scritta in lettere di porcellana bianca incollate ad arco sulla vetrina del piccolo caffè della rue Coquillière : «Qui si consulta l’elenco telefonico» e «Spuntini a tutte la ore».Come la sabbia scorre tra le dita, così fonde lo spazio. Il tempo lo porta via con sé e non me ne lascia che brandelli informi:Scrivere: cercare meticolosamente di trattenere qualcosa, di far sopravvivere qualcosa: strappare qualche briciola precisa al vuoto che si scava, lasciare, da qualche parte, un solco, una traccia, un marchio o qualche segno.George Perec, Parigi, 1973-1974

venerdì 14 giugno 2019

Un appartamento contemporaneo dal sapore vintage



Tema di questo progetto, è stata la completa trasformazione di un ampio appartamento costruito negli anni sessanta, al fine di soddisfare le nuove esigenze di una giovane famiglia.
L’intervento ha riguardato, oltre la ridistribuzione interna, anche il rifacimento di tutta la parte impiantistica.
Il layout funzionale, studiato in stretta sintonia con la committenza, è stato progettato creando un’ampia zona giorno dove l’ambiente della cucina rimane baricentrico rispetto a tutta la distribuzione degli ambienti, ma al contempo, risulta schermato rispetto alla sala.
Alcune caratteristiche della casa, come ad esempio la particolare finestra dell’area pranzo, sono state mantenute; si è intervenuti invece in modo significativo sulla ridistribuzione interna degli spazi, sugli arredi e sulle finiture. Le boiseries a tutta altezza in particolare, hanno permesso di nascondere alcuni ambienti funzionali come il piccolo bagno ed il guardaroba, presenti nella zona giorno. 
La sintesi dell’intervento è un’accogliente appartamento dallo stile contemporaneo e dal sapore vintage.

giovedì 29 novembre 2018

due progetti per due negozi!

RS Boutique - Rafael Store - calzature e borse


AMODO - Clothes shop  - Concept store - abbigliamento uomo donna

mercoledì 10 gennaio 2018

venerdì 17 luglio 2015

Concorso fotografico METASPAZI

Vi presento il concorso fotografico da me organizzato insieme all'associazione GAM , le foto verranno esposte e premiate durante l'evento "ORALIBERA" in occasione del Festival del Cinema di Civitanova Marche organizzato dall'associazione Fango e Assami che si terrà il 3-4-5-6 Settembre 2015.



mercoledì 18 marzo 2015

Progetto Cinema Ambra - Martinsicuro

Vi segnalo un piccola soddisfazione personale.
Questo il progetto realizzato da me e da un mio ex compagno di università per la rifunzionalizzazione del Cinema Ambra di Martinsicuro.
Il progetto si è classificato al terzo posto.


lunedì 4 agosto 2014

due belle poesie che migliorano la vita

Come farti capire

Come farti capire che c'è sempre tempo?
Che uno deve solo cercarlo e darselo,
Che non è proibito amare,
Che le ferite si rimarginano,
Che le porte non devono chiudersi,
Che la maggiore porta è l'affetto,
Che gli affetti ci definiscono,
Che cercare un equilibrio non implica essere tiepido,
Che trovarsi è molto bello,
Che non c'è nulla di meglio che ringraziare,
Che nessuno vuole essere solo,
Che per non essere solo devi dare,
Che aiutare è potere incoraggiare ed appoggiare,
Che adulare non è aiutare,
Che quando non c'è piacere nelle cose non si sta vivendo,
Che si sente col corpo e la mente,
Che si ascolta con le orecchie,
Che costa essere sensibile e non ferirsi,
Che ferirsi non è dissanguarsi,
Che chi semina muri non raccoglie niente,
Che sarebbe meglio costruire ponti,
Che su di essi si va all'altro lato e si torna anche,
Che ritornare non implica retrocedere,
Che retrocedere può essere anche avanzare,
Come farti sapere che nessuno stabilisce norme salvo la vita?
Come farti sapere che c'è sempre tempo?
Mario Benedetti__________________________________________________________________________

La gente che mi piace

Mi piace la gente che vibra,
che non devi continuamente sollecitare
e alla quale non c'è bisogno di dire cosa fare
perché sa quello che bisogna fare
e lo fa in meno tempo di quanto sperato.
Mi piace la gente che sa misurare
le conseguenze delle proprie azioni,
la gente che non lascia le soluzioni al caso.
Mi piace la gente giusta e rigorosa,
sia con gli altri che con se stessa,
purché non perda di vista che siamo umani
e che possiamo sbagliare.
Mi piace la gente che pensa
che il lavoro in equipe, fra amici,
è più produttivo dei caotici sforzi individuali.
Mi piace la gente che conosce
l'importanza dell'allegria.
Mi piace la gente sincera e franca,
capace di opporsi con argomenti sereni e ragionevoli.
Mi piace la gente di buon senso,
quella che non manda giù tutto,
quella che non si vergogna di riconoscere
che non sa qualcosa o si è sbagliata.
Mi piace la gente che, nell'accettare i suoi errori,
si sforza genuinamente di non ripeterli.
Mi piace la gente capace di criticarmi
costruttivamente e a viso aperto:
questi li chiamo "i miei amici".
Mi piace la gente fedele e caparbia,
che non si scoraggia quando si tratta
di perseguire traguardi e idee.
Mi piace la gente che lavora per dei risultati.
Con gente come questa mi impegno a qualsiasi impresa,
giacché per il solo fatto di averla al mio fianco
mi considero ben ricompensato.
 Mario Benedetti 
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-175456?f=a:18926>